LA RIFORMA GREGORIANA DEL CALENDARIO
Un ardito provvedimento scientifico del XV secolo,
tuttora valido e in vigore in tutto il mondo civile

a cura di Girolamo Fantoni


I CALENDARI

Per parlare della "riforma del calendario" bisogna prima vedere bene per un momento cosa si vuole intendere quando si dice "calendario", poiche' in realta' si tratta di un soggetto tra i piu' intricati che si possano incontrare nella storia dell'umanita'.

Quanto all'etimologia della parola, basta tornare indietro all'epoca romana, quando le "calende", primo giorno del mese, rappresentavano il momento in cui si pagavano i conti; quindi a Roma il calendario era il libro della contabilita' delle imprese e delle famiglie.

Circa l'odierno significato, possiamo dire che il calendario e' un sistema per raggruppare coerentemente le unita' di misura del tempo di livello superiore; se chiamiamo "giorno" il tempo corrispondente a una rotazione completa della Terra intorno a se stessa e lo consideriamo come unita' fondamentale per la misura del tempo, possiamo dire che il calendario e' il sistema per raggruppare i giorni secondo multipli di varie dimensioni (settimane, mesi, anni, e cosi' via) allo scopo di far corrispondere nel miglior modo possibile lo scorrere del tempo agli usi della vita sociale e religiosa delle comunita' umane.

Le modalita' dei raggruppamenti sono state le piu' diverse nelle varie civilta' e nelle varie epoche, ma la concezione di base, comune a tutti i calendari inventati nella storia dell'uomo, e' che essi legavano e correlavano il passare del tempo ai cicli astronomici che si svolgono intorno alla Terra.
E' facile comprendere che l'attenzione dell'uomo sia sempre stata attratta da quei fenomeni astronomici che si manifestano in modo piu' evidente; in particolare l'imponente fenomeno di maggior spicco che e' l'alternarsi del giorno e della notte per merito del Sole, l'evoluzione periodica del ciclo lunare con il succedersi delle fasi e la sequenza delle stagioni (collegata con la variazione di durata del giorno e della notte).

In conseguenza, i calendari inventati nelle varie civilta' furono semplicemente dei mezzi per ottenere una certa forma di legame tra il passare del tempo e i cicli astronomici del Sole e della Luna.

Nel quadro di questo processo culturale o intellettivo il guaio peggiore che l'uomo ha dovuto affrontare e' stato il fatto che i cicli astronomici del Sole e della Luna non sono tra loro aritmeticamente compatibili o confrontabili con esattezza; infatti, fissato in ogni caso il giorno come unita' di misura di base, la Terra gira intorno al Sole in circa 365 giorni e la Luna gira intorno alla Terra completando il ciclo delle sue fasi in circa 29,5 giorni; sono proprio quei numeri e soprattutto quei due "circa" che disturbano e che hanno complicato la storia dei calendari.

I due numeri che abbiamo citato non hanno un rapporto aritmetico intero - e nemmeno costante - sia tra loro sia con il giorno; in conseguenza la fantasia dell'uomo ha dovuto sbizzarrirsi in grande misura, dando maggior rilievo all'uno o all'altro evento astronomico, inserendo approssimazioni e correttivi e producendo quindi diversi tipi di calendario.
In generale essi si possono raggruppare, a seconda del ciclo astronomico di cui si servono, in calendari solari, lunari, lunisolari e vaghi.

In estrema sintesi, i calendari solari si fondano esclusivamente sulla durata della rivoluzione della Terra intorno al Sole, periodo che viene chiamato "anno"; l'anno generalmente e' diviso in 12 mesi di durata variabile; essi grossolanamente ricordano la durata delle lunazioni, pur slittando lentamente rispetto ad esse.
I calendari lunisolari si regolano sulla stessa durata dell'anno, ma cercano di far coincidere meglio i mesi e le lunazioni; in conseguenza ogni tanto essi debbono inserire un tredicesimo mese per rifasare l'anno solare con il ciclo lunare.
I calendari lunari regolano l'anno esclusivamente sul ciclo della Luna; quindi in essi i mesi slittano continuamente rispetto alle stagioni.
Infine il calendario vago comprende un numero fisso di giorni nell'anno, secondo un sistema che comporta un lento slittamento dei mesi rispetto alla situazione stagionale.

Notiamo sin d'ora che, ormai in quasi tutto il mondo, si e' affermato il calendario solare gregoriano, di cui parleremo compiutamente in seguito; gli altri calendari, che possiamo chiamare "storici", quasi dovunque servono solamente per fissare le date di feste e cerimonie tradizionali.

Un ulteriore sottomultiplo dell'anno (o multiplo del giorno) e' la "settimana", diffusa ormai in modo del tutto generale (non fosse altro perche' consente di fruire del nobile istituto del "weekend"); essa e' grossolanamente accordata su un quarto di lunazione.
La settimana nacque nell'ambito della civilta' babilonese, ma ha anche importanti riferimenti biblici e ad essa e' particolarmente legata la liturgia cristiana.

E' interessante notare che nella tematica della misura del tempo escogitata dall'uomo appare ripetutamente la presenza del numero 12 e dei suoi multipli (12 mesi nell'anno, 24 ore nel giorno, 12 ore per il buio e per la luce, 60 minuti nell'ora e 60 secondi nel minuto); l'uso del 12 come base di conteggio e' di origine babilonese; evidentemente i dotti di quel popolo giustamente consideravano il numero 12 (sottomultipli 2, 2, 3) preferibile rispetto al 10 (dita della mani, ma con sottomultipli solo 2 e 5).

Per finire questa rapidissima, sommaria panoramica sui calendari, dobbiamo ancora ricordare che in passato il giorno d'inizio dell'anno ha oscillato spesso lungo l'arco dei mesi nelle varie epoche e nelle varie regioni; nella storia troviamo infatti come primo giorno dell'anno, ad esempio, il 1 Gennaio, il 1 Marzo, il 21 Marzo, il 25 Marzo (giorno dell'Annunciazione), l'equinozio di primavera, l'equinozio d'autunno, ecc.; il nome degli odierni mesi ottobre, novembre e dicembre ricorda ancora che in epoca romana, prima del 143 a.C., l'anno iniziava con il mese di marzo, sicche' gli odierni ultimi tre mesi erano allora l'ottavo, il nono ed il decimo.
Peraltro ormai il capodanno e' quasi dovunque generalizzato al 1 gennaio.

UN PO' DI ASTRONOMIA

Il calendario gregoriano, di cui vogliamo parlare, e' un calendario solare. Per vedere bene cos'e' un calendario solare, e in particolare com'e' nata la riforma gregoriana, quando e perche' e' stata promulgata, dabbiamo cominciare col dare qualche rapido cenno di astronomia divulgativa.

I fatti astronomici che sostanzialmente interessano il calendario sono i due movimenti seguiti dal pianeta Terra su cui ci troviamo (fig.1):
a) il movimento di rotazione su se stessa che la Terra compie in senso antiorario intorno all'asse polare, la cui durata chimiamo "giorno";
b) il movimento di rotazione intorno al Sole che la Terra effettua su un'orbita ellittica, la cui durata chiamiamo "anno".

Figura 1 - I due movimenti della Terra che condizionano il calendario: rotazione intorno a se stessa e rivoluzione intorno al Sole.

Gli assi delle due rotazioni sono inclinati tra loro di 23 gradi 27', quindi dello stesso angolo sono inclinati tra loro i piani dell'equatore terrestre e dell'arbita ellittica su cui gira la Terra.
L'inclinazione dei due assi di rotazione causa, tra l'altro, il succedersi delle stagioni, poiche' a seconda della posizione della Terra sulla sua orbita annuale il Sole illumina e riscalda in maggior misura l'emisfero nord o quello sud del pianeta.
Se vogliamo mettere in relazione questi due movimenti della Terra, cioe' sapere quanti giri essa fa durante un'intera rivoluzione intorno al Sole, per ora diciamo solo che questi giri sono "365 piu' un pezzetto di giro"; in termini pratici possiamo dire che in un anno vi sono "365 giorni piu' un pezzetto di giorno".

Quelli che abbiamo visto succintamente sono i movimenti "reali" della Terra che influenzano il calendario; pero', siccome gli uomini sono inguaribilmente egocentrici, noi immaginiamo che invece sia il Sole a girare intorno alla Terra, sia nella rotazione diurna che ci da' il giorno e la notte, sia nella rivoluzione annuale che ci da' le variazioni di clima e di durata del giorno chiaro.

Figura 2 - I moti apparenti degli astri si studiano ponendo la Terra al centro dell'universo e proiettando gli astri (Sole e stelle) sulla volta celeste.

Percio' attribuiamo al Sole dei moti "apparenti" corrispondenti a quelli reali della Terra; per esaminare questi fatti astronomici apparenti, alla maniera di Tolomeo mettiamo la Terra ferma al centro dell'universo (fig. 2), intorno alla Terra mettiamo la volta celeste, come la vediamo, sulla quale proiettiamo centrograficamente tutti gli astri, compreso il Sole; ad essi attribuiamo tutti i loro moti apparenti e vediamo cosa succede.
Per effetto della rotazione reale della Terra su se stessa, tutti gli astri (Sole compreso) apparentemente ruotano sulla sfera celeste in senso orario completando un giro in 24 ore. Per effetto della rivoluzione annuale della Terra, il Sole in apparenza percorre sulla volta celeste una "strada", che gli astronomi chiamano "eclittica", completando un giro in un anno (etimologia da "eclisse"; infatti l'eclittica e' la linea sulla quale si manifestano le eclissi, sia di Sole che di Luna).
Il piano di questa strada e' inclinato di 23 gradi 27' sul piano dell'equatore, quindi l'eclittica incontra l'equatore in due punti opposti che vengono chiamati "equinozi" (etimologia da "notti eguali"; infatti quando il Sole e' all'equinozio, giorno e notte sono di egual durata in tutto il mondo).

L' eclittica (fig. 3) si puo' considerare divisa in quattro archi di 90 gradi ciascuno; questi tratti sono percorsi dal Sole nelle quattro stagioni, che dividono climaticamente in quattro settori il suo percorso annuale.

Figura 3 - Il percorso annuale apparente del Sole e' l'eclittica, sulla quale si definiscono i quattro punti principali, equinozi e solstizi, che delimitano le quattro stagioni astronomiche e climatiche.

Il punto equinoziale in cui il Sole tocca l'equatore e comincia a "salire" sull'emisfero nord e' chiamato "equinozio di primavera"; in quel punto inizia la primavera e la durata del giorno e' eguale alla durata della notte; a mano a mano che il Sole sale verso nord in questo emisfero il giorno si allunga rispetto alla notte e il clima diventa sempre piu' mite; dopo 90 gradi di cammino sull'eclittica il Sole raggiunge il punto di massima elevazione sull'equatore, nel punto dell'eclittica detto "solstizio estivo" (etimologia da "sol stat", il Sole sta, cessa di salire); qui inizia l'estate, che dura per altri 90 gradi sino a che il Sole, scendendo verso l'equatore, raggiunge l'altro equinozio, detto "autunnale"; seguono lungo l'eclittica le altre due stagioni, autunno e inverno, separate dall'altro solstizio, quello "invernale", nel punto di massima depressione; al termine dell'inverno il Sole raggiunge nuovamente il punto dell'equinozio di primavera dove completa il suo giro annuale e si appresta ad iniziare il giro successivo, cioe' il nuovo anno.
Se vogliamo contare i giorni in cui il Sole percorre la sua eclittica basta distribuire sull'eclittica 365 punti e, cominciando da un punto qualsiasi, distribuire su di essa, in successione, i giorni di un calendario di 365 giorni. In sostanza, stabilire un calendario solare significa appunto accordare i 365 giorni del calendario con le posizioni che il Sole ha sulla sua eclittica nel corso dell'anno.
Tutto cio' funzionerebbe perfettamente se il giro annuale del Sole durasse un numero intero di giorni; purtroppo cio' non succede; abbiamo visto infatti che l'anno dura qualcosa di piu' di 365 giorni, e questo "qualcosa in piu'" innesca una complicata tematica del calendario solare in generale.

IL CALENDARIO GIULIANO

Iniziamo ora a esaminare come si e' sviluppato il nostro attuale calendario solare, partendo dalla situazione che era in vigore a Roma prima di Giulio Cesare.

Il calendario di quel tempo, stabilito da Romolo e poi corretto da Numa Pompilio, era di carattere essenzialmente lunare, esso si basava su un anno civile che durava 355 giorni corrispondenti a 12 lunazioni; per rifasarlo sull'anno solare ogni tanto si inseriva un mese intercalare della durata di una ventina di giorni, secondo calcoli che i sacerdoti facevano in modo del tutto approssimato.
Al passare degli anni questa incerta procedura aveva determinato un sensibile sfasamento tra calendario e astronomia, sino a quando Giulio Cesare, assistito dall'astronomo alessandrino Sosigene , nel 46 a.C. decise di mettere le cose a posto, riportando le stagioni in fase con il calendario.
Per ottenere questo risultato Cesare dovette aumentare di 90 giorni l'anno 46 a.C. in cui fece la riforma e che per questo motivo venne chiamato "l'anno della confusione".

Oltre a rifasare la situazione calendariale, Cesare trasformo' il calendario romano da lunare a solare. Valutando, secondo il parere di Sosigene, che la durata della rivoluzione terrestre intorno al Sole (o, meglio, del Sole intorno alla Terra) fosse di 365,25 giorni, egli stabili' che il calendario annuale fosse di 365 giorni, e che,per compensare l'eccesso di 0,25 giorni, cioe' di 1/4 di giorno, ogni 4 anni fosse inserito un giorno intercalare aggiuntivo, che doveva raddoppiare il 24 febbraio .
Poiche' secondo la terminologia romana il 24 febbraio era il sesto giorno prima delle calende di marzo, il giorno aggiuntivo venne chiamato "bis sextus dies ante calendas martias",da cui derivo' il suo nome abbreviato "bisextilis" (bisestile) tuttora valido.
Questo calendario romano, che giustamente venne chiamato "giuliano", resto' in vigore per molti secoli in tutti i paesi che prima o poi fecero parte dell'impero romano.
Basato sulla durata dell'anno astronomico valutata da Sosigene in 365.25 giorni, rispetto alla realta' manifestava ancora una piccola differenza dato che l'anno dura esattamente 365.2422 giorni; e qui siamo arrivati al nocciolo della questione.
Il piccolissimo scarto dalla realta' comportava un lievissimo slittamento del calendario rispetto alla situazione astronomica, ma esso era talmente esiguo (0.78 giorni al secolo) che poteva essere apprezzato dall'uomo solo dopo lunghissimi periodi di tempo, dell'ordine di molti secoli.
Dobbiamo anche aggiungere che lo slittamento di pochi giorni che si sarebbe manifestato dopo molti secoli non poteva avere alcuna importanza agli effetti delle attivita' sociali calendariali della gente.

All'atto pratico Giulio Cesare e Sosigene potevano essere ben soddisfatti della loro opera e i loro discendenti non avevano alcun motivo sociale per intervenire con cambiamenti; lo slittamento tra calendario e astronomia a tutt'oggi sarebbe arrivato soltanto a 13 giorni: ben poca cosa.

LA CHIESA CATTOLICA E LA DATA DI PASQUA

Prima di proseguire dobbiamo per un momento cambiare scenario.
Passiamo al IV secolo d.C., in periodo di pieno fulgore della Chiesa cristiana, che si trovava in una posizione di grande espansione e di riassetto teologico sul piano delle fede e della liturgia. Nel 325, di fronte al divulgarsi dello scisma di Ario, l'imperatore Costantino il Grande giudico' che fosse venuto il momento di intervenire e convoco' a Nicea, in Bitinia, un famoso Concilio Universale che condanno' solennemente l'arianesimo.
Tra le altre decisioni, il Concilio promulgo' anche la regola generale per stabilire la data in cui celebrare annualmente la festa della Pasqua, che fino ad allora veniva osservata in modo diverso nelle varie regioni cristiane.

La regola stabiliva che "Tutte le Chiese celebreranno la Pasqua nella domenica che segue il plenilunio successivo all'equinozio di primavera". E' una regola a carattere calendariale lunisolare e sembra facile, ma non lo e'. Le irregolarita' del moti del Sole e della Luna, e le loro reciproche incompatibilita' obbligarono a fermare in modo permanente, non del tutto astronomico, il significato di equinozio e di plenilunio.
Gli astronomi alessandrini, appositamente interpellati dai padri conciliari, indicarono il 21 marzo come la data in cui a quell'epoca si verificava l'equinozio primaverile; cosi il concilio di Nicea stabili che nella regola della Pasqua per "equinozio" si dovesse intendere il 21 marzo e per "Luna Piena" la Luna che segue di 14 giorni il novilunio. In sostanza il tutto venne interpretato alla luce di un calendario lunisolare ecclesiastico che non necessariamente corrispondeva al calendario astronomico.
Si pote' cosi continuare a usare nella liturgia ecclesiastica il complesso rapporto tra i moti del Sole e della Luna (a malapena illuminato dal ciclo di Metone) e nel contempo governare con maggior ordine e uniformita' la data della Pasqua.

GREGORIO XIII E LA RIFORMA DEL CALENDARIO

Torniamo ora ai problemi del calendario, che avevamo lasciato al tempo di Giulio Cesare.
Mentre attraverso i secoli scorreva placidamente il calendario giuliano, la durata dell'anno solare, mal compensata da Sosigene che aveva dettato quel calendario, faceva allontanare piano piano il 21 di marzo dall'equinozio di primavera,alterando il rapporto tra religione e astronomia fissato dal Concilio di Nicea (fig.4).

Figura 4 - Al passare dei secoli, nel giorno 21 marzo il Sole ha gia' superato l'equinozio di primavera e si allontana al ritmo di un giorno ogni 125 anni; nel 1582 lo sfasamento arriva a 10 giorni.

Al ritmo di 8 decimi di giorno al secolo, al passare dei secoli lo sfasamento comincio' a divenire sensibile, spostando la Pasqua cristiana dalla sua conciliare posizione astronomica.
In conseguenza la Chiesa inizio' una serie di studi per correggere questa inaccettabile anomalia liturgica.

Com'e' noto (e siamo finalmente giunti alla vetta del nostro tema!) le azioni necessarie vennero intraprese nel 1582, quasi 13 secoli dopo il Concilio di Nicea, dal Papa Gregorio XIII.
Era questi il bolognese Ugo Boncompagni, di formazione giuridica, la cui attivita' papale e' registrata nella Storia in modo piuttosto controverso. Arrivato tardi al sacerdozio (aveva gia' un figlio), partecipo' intensamente al Concilio di Trento e nel 1572, all'eta' di 70 anni, succedette nel papato a Pio V. Governo' con un rigoroso senso della giustizia, fortemente alieno da ogni forma di nepotismo; fu un Papa certamente molto combattivo e la sua politica fu soprattutto l'arte del possibilismo, talvolta anche eccessivo. Instancabile nel perseguire i protestanti, dovunque essi fossero, finanzio' rivolte contro il regime inglese, combatte' energicamente eretici, turchi e in generale tutti i non cattolici; in complesso pero' la sua politica estera e' stata giudicata generalmente fallimentare. In politica interna cerco' di raccogliere in ogni modo i fondi necessari per le sue imprese, ricorrendo anche a confische di ogni genere e, in conseguenza, alimentando reazioni e lotte tra i partiti e le fazioni e un sensibile aumento del banditismo.
Ma e' stato soprattutto il suo intervento nel campo della liturgia pasquale che indirettamente gli ha fatto ottenere un eminente posto perenne nella storia dell'umanita'.

Durante il suo papato gli astronomi del tempo, e soprattutto Egnatio Danti, gli dimostrarono, senza possibilita' di dubbio, che dal tempo del Concilio di Nicea (325 A.C.) il calendario era rimasto indietro di 10 giorni rispetto al Sole (fig. 4); il 21 marzo, giorno teorico dell'equinozio, sul quale si gestiva la data di Pasqua per dettato del Concilio di Nicea, il Sole non si trovava piu' all'equinozio, ma lo aveva passato di ben 10 giorni.

Nella Torre dei Venti del Vaticano vi e' ancora, tracciata sul pavimento del solaio, la linea meridiana sulla quale Egnatio Danti dimostro' al Papa che il Sole passava sull'equinozio l'11 marzo, anziche' il conciliare 21 marzo, alterando in modo grossolano il momento per celebrare la Pasqua secondo le intenzioni del Concilio di Nicea.

Per apportare le necessarie correzioni e mettere d'accordo calendario e Sole, nel 1582 il Papa decise di adottare il brillante studio del calabrese Luigi Lilio (presentato dal fratello Antonio perche' nel frattempo Luigi era scomparso) e ordino' la famosa riforma del calendario che ancor oggi e' in vigore in tutto il mondo civile e che ha iscritto il nome di Gregorio XIII nella Storia dell'umanita'.

In sostanza lo scopo della riforma consisteva nel riportare il 21 di Marzo sull'equinozio di primavera e di tenerlo perennemente in quel punto dell'eclittica.
Per ottenere questo risultato la riforma interveniva sul calendario con due provvedimenti fondamentali; il primo consisteva nel drastico immediato rifasamento della data rispetto alla situazione astronomica, saltando di colpo 10 giorni di calendario; percio' nell'anno 1582 dal giovedi' 5 Ottobre si passo' direttamente al venerdi' 16 ottobre (la successione dei giorni della settimana, che non ha rilevanza astronomica, rimase invariata); il secondo provvedimento del Papa fu quello di modificare la regola dei giorni bisestili per evitare che lo slittamento della data tornasse a verificarsi nel futuro.

Per comprendere questo secondo provvedimento, notiamo che la durata dell'anno, accertata con precisione in 365,2422 giorni (anziche' i 365,25 di Sosigene), puo' essere scritta in forma frazionaria:

365 + 1/4 - 1/100 + 1/400 - 0,0003 giorni
da questa espressione si vede che, assumendo un calendario di 365 giorni, si commettono errori di:
- 1 giorno ogni 4 anni
+ 1 giorno ogni 100 anni
- 1 giorno ogni 400 anni
+ 1 giorno ogni 3333 anni.

Per evitare questi errori la riforma stabili l'assetto dei giorni bisestili come segue:
- inserimento di un giorno bisestile ogni 4 anni, negli anni divisibili per 4, per correggere il primo errore; il giorno viene aggiunto come 29 febbraio;
- esclusione del giorno bisestile negli anni centenari, nonostante che siano divisibili per 4, per correggere il secondo errore;
- inserimento del giorno bisestile negli anni divisibili per 400 (o con le prime due cifre divisibili per 4), nonostante che siano centenari, per correggere il terzo errore;
- nessun provvedimento per correggere il quarto microscopico errore.

Per meglio chiarire questa regola, diciamo che, a causa della riforma gregoriana, sono stati e saranno bisestili, ad esempio, gli anni 1980, 1984 ... 1996 eccetera perche' sono divisibili per 4; non sono stati ne saranno bisestili gli anni 1800, 1900 ... 2200 eccetera perche' sono centanari; sono stati bisestili e lo saranno gli anni 1600, 2000, e cosi via, perche' sono divisibili per 400.

Adottando la regola gregoriana, nel cercare di ottene l'accordo tra calendario e Sole rimane non corretto l'ultimo termine della formuletta dell'anno (- 0,0003 giorni) che comporta l'errore di 1 giorno circa ogni 33 secoli; diciamo che questo errore si puo' considerare accettabile, ovvero che i nostri posteri del secolo 4900 dovranno togliere 1 giorno dal calendario, saltando uno dei prescritti giorni bisestili.

A questo punto, sul piano tecnico non vi sarebbe altro da aggiungere; vorrei pero' sottolineare ancora il vero significato della riforma gregoriana, che merita di essere messo in buona evidenza, ma che non sempre riceve giusta attenzione.

A suo tempo Giulio Cesare dovette attuare la sua riforma sia per trasformare l'antiquato calendario romano lunare in un piu' efficiente calendario solare, sia per rifasare calendario e Sole, che erano sfasati per un macroscopico scarto di 90 giorni; vita civile e stagioni risultavano sfasate di un'intera stagione.
Il calendario giuliano nacque quindi come un necessario provvedimento con significato di inderogabile esigenza sociale.
Gregorio XIII non aveva questa stessa necessita'; il calendario giuliano in vigore era gia' "solare", alla fine del '500 le sue stagioni erano sfasate soltanto di 10 giorni; si trattava di uno scarto che poteva essere tranquillamente tollerato nella vita sociale della gente; anche i successivi sviluppi della situazione, che comportavano un incremento dello sfasamento inferiore a un giorno per secolo, non richiedevano interventi correttivi sulla regola degli anni bisestili.
Cio' che Gregorio ha voluto ottenere con la sua riforma e' stato esclusivamente il ripristino dell'accordo tra la data della Pasqua e i dettami del Concilio di Nicea; in sostanza la spinta fondamentale ed esclusiva che ha provocato la riforma gregoriana e' stata la ricerca di un corretto posizionamento astronomico della data della Pasqua cristiana. Questo significato della riforma spiega, chiarisce e giustifica i motivi per cui essa non sia stata elaborata nelle sedi scientifiche o laiche o imperiali di quel tempo, ma sia stata invece promossa nell'ambito del Vaticano e promulgata da un Papa di Santa Romana Chiesa.
Il significato in questi termini della riforma spiega anche, almeno in parte, la non uniforme ne' entusiastica accoglienza che essa ebbe nelle varie nazioni civili di quel tempo, sia al momento della sua promulgazione sia nei tempi successivi.

Vediamo, a questo proposito, una breve sintesi di come la riforma venne accolta e assorbita dal mondo.

Il cambio del calendario disposto dal Papa fu applicato immediatamente da tutti gli stati italiani e dagli stati iberici, mentre la Francia si adeguo' con un ritardo di due mesi; all'inizio dell'anno successivo la riforma fu applicata nei Paesi Bassi e due anni dopo anche dai settori cattolici della Germania e della Svizzera; nel 1586, cioe' 4 anni dopo, Polonia e Ungheria chiusero l'elenco delle nazioni che accettarono la riforma relativamente presto.
I protestanti, pur riconoscendo l'opportunita' scientifica del provvedimento, non vollero accettare che essa venisse imposta con un ordine del Papa; pero' nel 1610 la Prussia ruppe il loro fronte adeguandosi alla riforma; gli altri Stati protestanti attesero un secolo, ma nel 1700 anche Germania, Olanda, Danimarca e Norvegia si allinearono, seguite nel 1750 da Gran Bretagna e Svezia.
I paesi piu' resistenti furono quelli ortodossi. La Russia aspetto' sino al 1918, quando il governo comunista decise di passare al calendario gregoriano; una conseguenza di questo ritardo fu che la cosiddetta "rivoluzione d'ottobre" in pratica si svolse nel nostro mese gregoriano di novembre.
Altri paesi ortodossi (tra cui Yugoslavia e Romania) seguirono la Russia nel 1919; l'ultima ad adeguarsi fu la Grecia, che adotto' il nuovo calendario solo nel 1928, ma con alcune riserve circa la data della Pasqua.
Anche i paesi extra-europei dovettero adeguarsi alla novita' calendariale europea; usando calendari diversi da quello giuliano, essi seguirono schemi diversi di armonizzazione; comunque il Giappone si allineo' nel 1873, la Cina nel 1911, la Turchia nel 1927 nel quadro del modernismo di Ataturk.
Naturalmente va tenuto presente che ogni sensibile ritardo nell'applicazione del nuovo calendario comportava, rispetto a quello giuliano, un aumento dei giorni da saltare, poiche' il loro numero cresceva al ritmo di quasi un giorno per secolo.

Il rilevante scalamento nel tempo dell'adesione alla riforma gregoriana da parte dei vari paesi europei e asiatici puo' essere stato causato, oltre che da motivi di rivalita' religiosa e politica, anche da qualche incertezza sulla correttezza tecnica dei conteggi su cui era basata.
Nell'ambito stesso della Chiesa cattolica qualche dubbio aleggio' ancora per qualche tempo dopo la riforma e un episodio lo conferma con evidenza; la costruzione della grande meridiana nella Basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma (fig. 5).

Figura 5 - La grande meridiana sul pavimento della michelangiolesca Basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma, costruita da Francesco Bianchini nel 1702.
Questo impianto fu ordinato dal Papa Clemente XI per controllare che la riforma gregoriana del calendario fosse astronomicamente corretta.


Questo impianto, pur essendo stato completato nel 1702, e' strettamente legato alle vicende del calendario gregoriano e vediamo perche'.

L'anno 1600, pur essendo secolare, era anche divisibile per 400 e, secondo la nuova regola, fu bisestile come sarebbe stato nel calendario giuliano; quindi passo' praticamente inosservato; ma negli anni successivi i Papi che seguirono Gregorio XIII furono assillati dalle istanze di coloro che chiedevano rigorosi controlli per verificare che il calendario riformato fosse realmente in armonia con la "legge del tempi" e corrispondesse alle intenzioni del Concilio di Nicea.
Questa ansia di controllo divenne particolarmente acuta all'avvicinarsi dell'anno 1700, sotto il papato di Innocenzo XII: infatti si verificava in quell'anno una delle innovazioni della riforma, poiche' il 1700 era il primo anno che, bisestile nel calendario giuliano, non lo era piu' in quello gregoriano. Innocenzo XII non ebbe il tempo ne' la voglia di far nulla, ma il suo successore, Clemente XI, appena eletto fece subito costruire da Francesco Bianchini, eclettico scienziato al servizio del Papa, la gigantesca stupenda meridiana tuttora esistente sul pavimento michelangiolesco della Basilica di Santa Maria degli Angeli; essa doveva servire soprattutto per controllare in quale giorno esattamente si verificava l'equinozio di primavera, pilastro del processo per la definizione della data della Pasqua.
L'inaugurazione di questa meridiana fu celebrata anche con l'emissione di una medaglia commemorariva, sulla quale l'immagine dell'impianto e' accompagnata dalla scritta "Gnomone astronomico ad usum kalendari constructo" ("Meridiana costruita per scopi calendariali"), che spiega esattamente lo scopo dell'impresa.
Naturalmente i controlli eseguiti dal Bianchini usando la sua gigantesca, precisissima meridiana dettero risultati pienamente soddisfacenti circa l'esattezza del calendario riformato.

FUTURO DEL CALENDARIO

Vorrei ancora segnalare qualche curiosita' circa le future prospettive che si possono presentare per il nostro calendario gregoriano, la cui eventuale ulteriore riforma e' blandamente in discussione da molto tempo.
I principali difetti che gli vengono attribuiti sono la durata variabile dei mesi e la variazione dei giorni della settimana da un anno all'altro; secondo alcuni, questi difetti disturberebbero l'organizzazione della vita sociale contemporanea; un ulteriore fastidio amministrativo sarebbe causato dalla variabilita' della data di Pasqua, che puo' oscillare tra il 22 marzo e il 25 aprile per colpa della Luna e della domenica mobile.

Nel 1927 l'allora Societa' delle Nazioni, non avendo nulla di meglio da fare, condusse un'inchiesta sul problema del calendario e accolse due possibili progetti di riforma:
- il primo progetto presentava un cosiddetto "calendario fisso", costituito da 13 mesi di 28 giorni ciascuno, per un totale di 364 giorni; ogni mese comincerebbe di domenica e avrebbe quattro settimane; il capodanno sarebbe festivo e verrebbe inserito come 29 dicembre, giorno intercalare fuori del ciclo delle settimane; il giorno bisestile seguirebbe l'attuale regola e resterebbe anch'esso fuori del ciclo settimanale (ma con un calendario di 13 mesi, come la metteremmo con i compleanni che adesso la gente celebra? e con i trimestri scolastici?);
- il secondo progetto proponeva un calendario detto "universale" costituito da 4 trimestri eguali di 91 giorni, anche questo quindi con un totale di 364 giorni: il primo mese comincerebbe sempre di domenica e avrebbe 31 giorni; gli altri due mesi, con 30 giorni, comincerebbero sempre rispettivamente di mercoledi e di venerdi; il capodanno, 365esimo giorno e il giorno bisestile resterebbero esclusi dal ciclo settimanale, come nel precedente progetto, e verrebbero intercalati alla fine di dicembre e alla fine di giugno.

All'atto pratico nulla e' accaduto sinora per una eventuale revisione del calendario gregoriano. Anzi, negli ultimi decenni la tendenza di studiare forme di calendario piu' razionali di quello vigente si e' andata attenuando. Vedremo cosa ci riservera' il futuro.
Unico indizio di cui possiamo disporre per ora e' che la Chiesa cattolica, in sede di Concilio Vaticano, ha gia' fatto presente di non opporsi a eventuali modifiche del calendario, purche' rimanga rispettato l'istituto della settimana di sette giorni con la "domenica" e di non respingere, in linea di principio, la possibilita' che la Pasqua venga celebrata in una domenica fissa, eguale per tutti gli anni.

Prima di finire vorrei ancora citare una piccola curiosita'.
Ci vogliamo domandare quale sfasamento tra calendario e Sole si sia manifestato sino ad oggi per effetto di quel dannato errore residuo di 0,0003 (tre decimillesimi) di giorno nella durata dell'anno che non viene compensato nella regola gregoriana degli anni bisestili.
Il conto e' presto fatto e il risultato e' che dopo 410 anni di funzionamento il calendario gregoriano e' rimasto indietro rispetto ai Sole di quasi 3 ore (per l'esattezza 2 h 57 m ).

Tutto sommato penso che le nostre generazioni e i poveri prelati che debbono calcolare la data della Pasqua possano sopportare questo scarto senza battere ciglio.


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